Bidella e Bidello
3.4.2026 - LETTERA APERTA all'Assessora al Personale Magdalena Amhof...
In provincia di Bolzano li chiamiamo ancora bidelli. Non è una parola qualsiasi: deriva dal latino medievale bidellus, a sua volta da una voce di origine francone (bidal o bidil), una lingua germanica antica, con il significato di “messaggero” o “messo giudiziario”. In origine, nel Medioevo, indicava una figura di fiducia, incaricata di custodire, vigilare e garantire ordine e presenza nelle antiche università (fonte:Treccani).
Questa è l’origine, questa è la dignità del ruolo.
Oggi, però, questa figura viene troppo spesso ridimensionata, resa invisibile, trattata come marginale e ridotta a semplice esecutore. Nel resto d’Italia si parla di collaboratori scolastici, ma il problema non è il nome, è il rispetto che manca.
Chi vive la scuola ogni giorno lo sa bene: senza i bidelli la scuola si ferma. Non sono soltanto addetti alle pulizie o custodi di chiavi, ma rappresentano il primo volto che studenti e famiglie incontrano entrando in un edificio scolastico. Sono presenza costante nei corridoi, punto di riferimento nei momenti più delicati, presidio di sicurezza e controllo. Gestiscono imprevisti, supportano la didattica e l’amministrazione, garantiscono il funzionamento quotidiano dell’intero sistema scolastico.
Soprattutto, sono persone che lavorano ogni giorno a stretto contatto con studenti, spesso in contesti complessi, affrontando situazioni di tensione, fragilità e conflitto. Il loro è un lavoro che non si esaurisce in un elenco di mansioni, ma che richiede relazione, responsabilità e una presenza umana costante.
Tuttavia, tutto questo viene sistematicamente sottovalutato. Si continua a parlare, giustamente, degli insegnanti e del loro riconoscimento, ma sui bidelli cala troppo spesso un silenzio ingiustificato, come se il funzionamento della scuola fosse scontato.
A queste figure si chiede sempre di più, mentre si continua a riconoscere sempre meno. Aumentano le responsabilità, ma non cresce il riconoscimento economico né quello professionale.
È arrivato il momento di dirlo con chiarezza: questa situazione non è più accettabile. Serve un riconoscimento economico adeguato al lavoro realmente svolto e alle responsabilità assunte, servono strumenti che tengano conto anche del carico emotivo legato a un’attività svolta quotidianamente in ambienti educativi complessi e serve un investimento concreto nella formazione continua, affinché anche queste figure possano crescere professionalmente e rafforzare le proprie competenze. In altri comparti figure simili beneficiano di indennità e forse quest'anno di un passaggio a livello e qualifica funzionale più alta.
La verità è semplice: la scuola non funziona senza di loro. Continuare a ignorarlo significa non solo svalutare un ruolo, ma indebolire l’intero sistema scolastico.
Non chiediamo privilegi, ma rispetto e riconoscimento. Chiediamo che a queste lavoratrici e a questi lavoratori venga finalmente restituita la dignità che meritano. Perché essere “bidello” non è un ruolo minore, ma una funzione essenziale.
È tempo che qualcuno se ne assuma pienamente la responsabilità.
Cordialmente
Stefano Boragine
Segretario Provinciale AGO
Tel.: 338 17 42 587 - stefano.boragine@ago-bz.org
Dr.Andreas Unterkircher
Presidente AGO
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