un depistaggio?

LETTERA APERTA - Ancora una volta un pagamento unico - un depistaggio?
Le ricette che vogliono dare una risposta a un disagio attuate in assenza di una adeguata analisi delle cause possono si funzionare, ma più per puro caso che per un ponderato intervento.

Questo sarà con alta probabilità il destino dei pagamenti una tantum messi in gioco per affrontare l’attuale disagio causato dalla crisi energetica e il conseguente salto dell’inflazione, che vengono venduti come un grande pacchetto di sgravi con molta pubblicità. Beh, meglio un piccolo pagamento una tantum che niente, è così che la vediamo anche noi; pero è agile intuire, quasi con certezza matematica, che questi aiuti svaniranno come la famosa goccia nell'oceano a causa dell'inflazione che avanza. Inoltre, non hanno senso dal punto di vista dello sviluppo economico, atteso che è da porsi la domande, quale effetto moltiplicatore macroeconomico avranno detti denari nella realtà economica territoriale?

Poco, dice la logica, visto che non va a vantaggio del commercio o della manifattura locale, che potrebbe usarlo per pagare i salari, i quali a loro volta genererebbero nuovi redditi e tasse. I pagamenti una tantum vengono invece utilizzati per compensare i maggiori costi energetici. Per contro detti pagamenti raggiungerebbero solo l'obiettivo se fossero, per così dire, un "risarci- mento" per eventi negativi circoscritti, e non in progresso, come è il caso. Ciò premesso dob- biamo pensare che l'inflazione e l'impoverimento diffuso continueranno, sia da parte dei lavoratori che da parte dei datori di lavoro. La conse- guenziale riduzione del gettito fiscale provocherà buchi fatali nel bilancio economico della Provincia. I pagamenti una tantum rimarranno quindi tali, perché la mano pubblica non avrà semplicemente ulteriori soldi per effettuare altri pagamenti una tantum.

Tutto ciò comporterà la sfiducia alle prospettive economiche si da parte dei dipendenti che da parte dei datori di lavoro (la psicologia economica insegna che l'imprenditore non investirà più senza prospettiva di guadagno e il dipendente a sua volta ridurrà i consumi). La porta dell'inferno della recessione sarà cosi aperta.

Quindi, cosa si dovrebbe chiedere da un punto di vista economico nell'interesse dei lavoratori?

Prima di tutto, la politica dovrebbe prendere atto delle vere cause della crisi che sono state tutte create dalla politica stessa. Anche se la politica locale non ha voce in capitolo nell'arena internazionale, essa invia all'economia locale il segnale di aver riconosciuto la vera causa, rafforzando così la fiducia di produttori e consumatori nel fatto che si stia lavorando per eliminarla. Ma questo richiede politici coraggiosi, che sappiano anche dire di NO a volte e che non timbrino tutto con il loro voto a Roma. Effetto diverso hanno i pagamenti invani una tantum. Corrompono la fiducia dei produttori e consumatori nella capacità della politica a ovviare alla crisi e causano pertanto una dannosa iper cautela nell’attività economica.

Come misura immediata, i prezzi in aumento devono essere presi in carico dal settore pubblico su base garantita. L'intervento diretto sui costi correnti degli imprenditori e dei lavoratori, attraverso la riduzione delle imposte o l'aumento dei salari, preserverà il potere d'acquisto dei lavoratori e impedirà l'aumento dei prezzi o il fallimento delle imprese. È risaputo che l’imprenditore colto di sprovvisto dalla riduzione del fatturato tende a credere che aumentando i prezzi compenserà le perdite incorrendo in tal modo in un circolo vizioso che lo fa cadere nell’insolvenza.

Queste misure devono continuare fino a quando persisteranno gli impulsi negativi dell'aumento dei costi energetici.

Prof. dott. Avv. Christian Stadler
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